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Dieta e benessere dal nostro DNA





Dott. ROBERTO MAUGERI Medico chirurgo - Esperto e Consulente in Medicina ad Indirizzo Estetico - Dietologo

La Nutrigenetica è una delle ultime frontiere della medicina moderna che ci permette di comprendere meglio i meccanismi attraverso i quali alcuni geni del nostro DNA rispondono al tipo di alimentazione ed allo stile di vita della persona rendendola particolarmente sensibile ad aumentare di peso o a dimagrire con difficoltà o, ancora, di poter essere più vulnerabile allo sviluppo di alcune patologie

Cos’è la Nutrigenetica?
I principi in base ai quali, l’analisi di alcune caratteristiche genetiche può rivelarsi d’aiuto per il benessere di ciascuno, possiamo riassumerli nei seguenti punti:

• il grado in cui la dieta può influenzare il bilancio salute/malattia dipende dal corredo genetico di ciascun individuo;
• alcune componenti di una dieta possono esercitare, a livello del genoma umano, eff etti capaci d’alterare l’espressione dei geni;
• la dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per le patologie degenerative;
• un intervento nutrizionale basato sulla conoscenza delle caratteristiche genetiche e dello stato di nutrizione dell’individuo può aiutare a prevenire o curare alcune patologie


Come eseguiamo il test di Nutrigenetica?
Ciascun test viene eseguito su di un campione del DNA prelevato mediante semplice tampone buccale. I risultati, ottenuti dall’analisi del campione, saranno disponibili dopo qualche settimana e corredate delle indicazioni nutrizionali personalizzate

Quali tipi di test di Nutrigenetica eseguiamo?

Test di base per la valutazione del metabolismo dei grassi e degli zuccheri
Geni e varianti genetiche studiate:
APOA2; FTO; PPARG;THFRM (C677T); SOD2


Questo tipo di analisi del DNA permette d’individuare la maggiore o minore sensibilità ai grassi ed agli zuccheri e quindi la predisposizione della persona allo sviluppo di sovrappeso, obesità o diabete. Lo scopo è quello di valutare le caratteristiche personali che infl uenzano la risposta individuale al tipo di alimentazione, in modo da suggerire il modello alimentare più idoneo al raggiungimento degli obiettivi di una dieta ed alla salvaguardia dello stato di salute.

Test di predisposizione genetica all’osteoporosi
Geni e varianti genetiche studiate:
VDR; COL1A1; CTR; ESR1


La presenza di varianti genetiche sfavorevoli condiziona la riduzione della densità ossea nei soggetti portatori, probabilmente legata ad una ridotta capacità di assorbimento intestinale del calcio e della vitamina D. Il test serve a valutare la necessità di ottimizzare l’assunzione del calcio e della vitamina D, oltre a suggerire un’opportuna esposizione solare, soprattutto dopo la menopausa.

Test di predisposizione genetica alle malattie cardiovascolari
Geni e varianti genetiche studiate:
Fattore V Leiden 8R506Q); Fattore V (H1299R);
GPIII1a; Protrombina (G20210A);
MTHFR (C677T e A1298A); AGT; ACE;
Fattore XIII; APOE (T112C e T158C); PAI-1; CBS;
Beta Fibrinogeno; ATR-1.


La presenza di varianti genetiche sfavorevoli individuano un aumentato rischio di sviluppare alcune patologie cardiovascolari, soprattutto nel sesso maschile, maggiormente predisposto ad esse rispetto al sesso femminile. Il test serve a valutare la necessità d’intervento sulla normalizzazione del peso, della pressione arteriosa, della glicemia e dei valori di colesterolo, attraverso l’adeguamento dello stile di vita e alimentare.

Test d’intolleranza genetica al lattosio
Geni e varianti genetiche studiate:
LTC (13910 T/C); LTC (22018 A/G)


La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona una riduzione progressiva nell’adulto dell’attività dell’enzima capace di digerire il lattosio a livello intestinale e quindi determinare intolleranza al lattosio.

Test di predisposizione genetica allo sviluppo della celiachia
Geni e varianti genetiche studiate:
DQ2 (DR3/7); DQ8 (DR4)


Circa l’80% dei soggetti celiaci presenta la variante genetica DQ2 ed il 10% quella DQ8. Il test serve a valutare la maggiore o minore predisposizione a sviluppare la malattia in base alla presenza o meno di tali varianti genetiche. Il 2-3% dei soggetti con variante positiva può sviluppare la malattia, mentre in caso di negatività quest’ultima può essere esclusa.

Test di sensibilità alla caffeina
Geni e varianti genetiche studiate:
CYP1A2


La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona la riduzione dell’attività dell’enzima che nell’organismo serve a metabolizzare la caff eina. In questo modo la caffeina rimane più a lungo in circolo aumentando l’eff etto eccitante sull’organismo. L’evidenza scientifica dimostra che i soggetti portatori di questa variante genetica e quindi di un metabolismo lento della caffeina hanno un aumentato rischio d’infarto direttamente correlato al quantitativo di caffeina ingerito 

Test di valutazione del metabolismo dell’acido folico
Geni e varianti genetiche studiate:
MTHFR (C677T); MTHR (A1298C)


La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona la ridotta attività dell’enzima che regola i livelli di acido folico nel sangue. Tale vitamina è essenziale per la sintesi del DNA e per la prevenzione di alcune malformazioni neonatali a carico del sistema nervoso centrale (spina bifida). Un altro aspetto importante dell’acido folico è quello di contribuire a regolare i livelli di omocisteina, il cui incremento è facilmente associato al rischio di sviluppo delle malattie cardiovascolari e dell’Alzheimer. Il test serve a valutare la necessità di ottimizzare l’assunzione dell’acido folico con la dieta per prevenire il rischio di spina bifida in gravidanza o le malattie cardiovascolari nell’età adulta.