Centro Medico Polispecialistico
Poliambulatorio
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L'ambulatorio di Dietologia



Oggigiorno la ricerca di una sana forma fisica, per ragioni estetiche o di salute, è un’esigenza sentita da molti


Dimagrire e mantenere il proprio peso ideale non è tuttavia cosa semplice e la ragione che conduce all’insuccesso del programma dietetico è spesso legata alla convinzione che si possa fare a meno del supporto di un team di professionisti dell’alimentazione.

L’ambulatorio dietologico del Centro Regina Giovanna, ben consapevole delle numerose difficoltà che ognuno di noi può incontrare durante una dieta dimagrante, si propone di offrire un percorso personalizzato che partendo dalla semplice analisi della composizione corporea, può essere completato da indagini più approfondite quali: l’esame delle intolleranze alimentari, i test d’analisi del DNA, e il FAT Profile®consentendo a ciascuno di raggiungere i migliori risultati nel dimagrimento attraverso il percorso dietologico più adeguato e mantenere nel tempo il proprio stato di salute.

Per contribuire a migliorare il benessere generale della persona il Centro Regina Giovanna offre infine la possibilità, attraverso il supporto dell’ipnosi ericksoniana, di aumentare l’autostima, l’impegno e la motivazione durante la dieta oltre alla possibilità di ridurre lo stress della vita di tutti i giorni.

La composizione corporea
Prima d’iniziare una qualunque terapia dietetica è fondamentale per il medico determinare l’esatta composizione corporea del paziente ovvero la percentuale della sua massa magra e della sua massa grassa, assieme al livello d’idratazione dei tessuti corporei.

Questa semplice valutazione viene effettuata mediante l’impedenziometro, un apparecchio che, collegato alla superficie cutanea della mano e del piede destri del paziente tramite elettrodi, misura la resistenza offerta dal corpo al passaggio di una debolissima corrente e trasferisce i valori registrati ad un computer.

In pochi minuti ed in modo assolutamente indolore può essere quindi analizzata l’esatta percentuale di grasso in eccesso che si vuole eliminare con la dieta, lo stato della muscolatura (espressa principalmente dal valore della massa magra), il metabolismo basale e l’acqua eventualmente in eccesso o in difetto presente nel corpo.

Nel corso del programma dimagrante l’esame della composizione corporea permette di seguire, passo, passo, i risultati di un corretto dimagrimento:

► Il principio con il quale viene costruita una dieta è quello di favorire un deficit calorico ed una modifica del metabolismo che consentono di "bruciare" il tessuto adiposo in eccesso. Tuttavia può capitare che in alcune condizioni, soprattutto quando l’apporto delle proteine nella dieta è inadeguato, venga persa anche della massa magra. Grazie alla misura della composizione corporea il medico può quindi essere pronto ad arrestare tale processo, modificando alcuni aspetti della dieta assegnata.

► Vi sono inoltre delle condizioni, come nel caso della ritenzione idrica o della disidratazione, in cui il ricambio idrico può risultare alterato. In tali situazioni, la perdita di peso o la mancata perdita di peso, non riflettono necessariamente le variazioni di massa grassa: è possibile infatti che un paziente, che apparentemente non è dimagrito, pur avendo effettivamente perso 1 o 2 Kg di massa grassa, abbia contemporaneamente aumentato di 1 o 2 Kg la sua acqua corporea (falso mancato dimagrimento). Viceversa, una perdita di 4-5 Kg di peso, si può rivelare all’impedenziometria come perdita esclusiva di liquidi o di massa magra, e non di massa grassa (falso dimagrimento).

La dieta 
Un aspetto importante da considerare in una dieta è che “non può esistere un modello ideale di dieta valido per tutti, né per la stessa persona in momenti diversi”; affinché possa dare risultati efficaci e duraturi è fondamentale che il programma dietetico sia:

► Compatibile con i propri ritmi di vita
► Adeguata agli obiettivi che si vogliono raggiungere
► Sostenibile nel tempo e non comporti alcun pericolo per la salute

Una dieta che rispetti queste regole e sia sostenuta da una valida motivazione ha buone probabilità di risultare efficace; ciò che può fare la differenza tra una dieta e l’altra è la diversità del tipo d’impegno richiesto e dei risultati raggiungibili nel breve o medio periodo.

La dieta proteica VLCKD
(Very-Low-Calorie Diet)



Dimagrire con le diete classiche è spesso impresa difficile: il calo del peso avviene molto lentamente, è necessario pesare e dosare tutti gli alimenti e risulta spesso non facile seguire le norme dietetiche se si è fuori casa.

La dieta proteica VLCKD, ideata dal Prof. Blackburn dell'Università di Harvard (USA) negli anni ‘70, è un moderno protocollo dietetico medicalizzato che consiste nell’assunzione, durante la giornata, di alimenti proteici di origine naturale caratterizzati da un normale apporto di proteine ed un basso contenuto di grassi e di glucidi.

Questo tipo di alimentazione povera di zuccheri, grazie alla ridotta stimolazione insulinica, consente di attivare il consumo del grasso superfluo in modo costante, e, grazie all’apporto delle proteine, di salvaguardare sia la massa muscolare che l’elasticità cutanea. Ne consegue un dimagrimento associato all’armonico rimodellamento del corpo.

Il protocollo VLCKD, è senza dubbio uno dei pochi modelli dietetici oggi a disposizione, in grado di consentire, attraverso una modulazione ormonale fisiologica, in assenza di fame e di stanchezza, un dimagrimento efficace, rapido e costante, persino in coloro che hanno un basso metabolismo o sono poco disposti a svolgere una regolare attività fisica durante la dieta.

I risultati nel dimagrimento con il protocollo dietetico VLCKD vengono facilmente raggiunti attraverso due fasi distinte:

La Fase di dimagrimento: consente una perdita di peso costante variabile tra gli 1,5 ed i 2 Kg di massa grassa alla settimana con risultati che incentivano ed aiutano la motivazione, al contrario di quanto spesso avviene in un dimagramento troppo lento.

Tali risultati vengono raggiunti attraverso l’introduzione, nel corso della giornata, di alimenti proteici, dolci o salati, del tutto simili a quelli presenti in un’alimentazione normale e capaci di soddisfare le esigenze di ognuno, a seconda del tipo di pasto.

La possibilità di scegliere tra una vasta gamma di alimenti, alcuni anche già pronti, permette un'estrema facilità d'utilizzo anche se ci si trova fuori casa.

Per alcuni, volendo, è possibile assumere una porzione di carne o di pesce a pranzo o a cena al posto di un alimento proteico (dieta proteica mitigata).

L'apporto di proteine ad alto valore biologico degli alimenti, è molto importante in quanto consente una protezione ottimale della massa magra ed il rispetto del fisiologico ricambio dei costituenti proteici della pelle.

Dopo appena 36/72 ore dall’inizio della dieta i corpi chetonici, prodotti naturalmente dall'organismo in seguito al consumo di grassi di riserva, permettono di eliminare la spiacevole sensazione di fame che si accompagna alle classiche diete ipocaloriche. Per effetto dei corpi chetonici, inoltre, il dimagrimento è associato ad una sensazione di rinnovata energia e di completo benessere generale.

L'assunzione di verdure a basso contenuto di glucidi, a volontà, assieme all'apporto di vitamine e di sali minerali, permette di garantire il giusto apporto di fibre e compensare la carenza in micronutrienti presente nelle comuni diete con contenuto calorico molto basso.

La fase di transizione: una volta raggiunto il peso desiderato questa fase rappresenta un momento altrettanto importante del protocollo medico della dieta proteica in quanto sarà quella che consentirà di mantenere nel tempo i risultati raggiunti con il dimagrimento.

Durante questa fase, la cui durata sarà uguale a quella del dimagrimento, si provvede ad una introduzione graduale dei carboidrati (frutta, pane, pasta) sino ad arrivare ad un'alimentazione bilanciata di tipo mediterraneo corrispondete al fabbisogno calorico giornaliero di ciascuno.



La dieta proteica è un protocollo che può essere prescritto solo dal medico; sono quindi previsti, prima di poter iniziare, un'accurata visita medica ed un profilo degli esami ematochimici, cui seguirà un periodico controllo medico sino al raggiungimento del peso desiderabile.


La dieta Mediterranea
La dieta mediterranea rappresenta un modello alimentare ideale che nel suo insieme conserva le buone regole nutrizionali della tradizione popolare dei paesi mediterranei.

Negli anni ‘50 il medico americano Ancel Keys osservò che alcune popolazioni del bacino del Mediterraneo avevano una minore incidenza di alcune patologie rispetto a quelle anglosassoni ed ipotizzò l’esistenza d’una stretta relazione tra il loro stile nutrizionale e la longevità.

Le sue intuizioni vennero successivamente confermate dal risultato di numerosi studi e la dieta mediterranea è oggi internazionalmente riconosciuta come regime alimentare ideale nel ridurre l’incidenza delle malattie cosiddette del “benessere economico”.

Un modello alimentare di questo tipo inizialmente incentrato soprattutto sull’opportuna scelta degli alimenti di origine vegetale, oggigiorno sta prestando sempre più attenzione alla quantità ed alla qualità del loro contenuto in zuccheri (indice glicemico); la “piramide alimentare”, creata verso la fine degli anni 90, alla cui base si trovano gli alimenti da consumare più volte al giorno ed all’apice quelli da limitare, ne evidenzia le caratteristiche.



La quota calorica individuale dovrebbe provenire per il 50-55% dai carboidrati, per il 30% dai lipidi e per il 15-20 % dalle proteine.

Frutta e verdura, ricchi di fibre, vitamine, minerali e sostanze antiossidanti sono posti alla base della piramide e vanno assunti con una certa frequenza (almeno 5-6 porzioni al giorno); seguono i prodotti a base di cereali (possibilmente integrali) ricchi di glucidi complessi e contenenti proteine, anch’essi da assumere regolarmente nel corso della giornata.

La dieta predilige il consumo delle proteine vegetali rispetto a quelle animali e di riflesso si tende a ridurre la quota dei grassi saturi a favore di quelli insaturi, di origine vegetale.

Il consumo di carne bianca è prevalente rispetto alle carni rosse ma sempre e comunque limitato a non più di 2-3 volte la settimana, mentre viene incentivato il consumo di pesce.

Alcuni principi della dieta mediterranea rappresentano tuttora una delle migliori difese contro le malattie cardiovascolari e tumorali; è tuttavia importante ricordare che gli effetti sul benessere, di questo stile di vita alimentare, dipendono anche dal rispetto delle calorie da assumere nella giornata, necessarie a soddisfare le richieste individuali dell’organismo, e dallo svolgimento di un’attività fisica regolare.

Test di Analisi del DNA
I geni che compongono il nostro DNA rappresentano una sorta di “istruzioni per l’uso” per il nostro organismo e, per ognuno di noi, queste istruzioni rimangono uniche ed irripetibili perché esclusive di ciascuno.

Le scoperte più recenti sul genoma umano ci hanno finalmente permesso di comprendere meglio i meccanismi attraverso i quali i singoli geni, o le loro combinazioni, rispondono al tipo di alimentazione ed allo stile di vita della persona rendendola particolarmente sensibile ad aumentare di peso o a dimagrire con difficoltà o, ancora, di poter essere più vulnerabile allo sviluppo di alcune patologie.

La Nutri-genetica, scienza di ultima generazione, ha concentrato la sua attenzione proprio al singolo individuo ed alle sue caratteristiche genetiche, mettendole in relazione alla sua alimentazione, al suo metabolismo, alle predisposizioni individuali ed all’ambiente in cui vive.

I principi in base ai quali, l’analisi di alcune caratteristiche genetiche può rivelarsi d’aiuto per il benessere di ciascuno, possono essere riassunti nei seguenti punti:

► alcune componenti di una dieta possono esercitare, a livello del genoma umano, effetti capaci di alterare l’espressione dei geni;

► la dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per le patologie degenerative;

► il grado in cui la dieta può influenzare il bilancio salute/malattia dipende dal corredo genetico di ciascun individuo;

► un intervento nutrizionale basato sulla conoscenza delle caratteristiche genetiche e dello stato di nutrizione dell’individuo può aiutare a prevenire o curare alcune patologie.

Sempre attento alle nuove scoperte della medicina e nell’ottica di contribuire al benessere generale di ciascuno, il Centro Regina Giovanna offre la possibilità di eseguire presso il suo ambulatorio una serie di test specifici nutri-genetici che, analizzando le caratteristiche metaboliche scritte nel DNA, rendono possibile l’impostazione di un programma nutrizionale personalizzato.

Come funziona il test?
Ciascun test viene eseguito su di un campione del DNA prelevato mediante semplice tampone buccale.

Quali tipi di test possono essere eseguiti?

Test di base. Utile a valutare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri.
                         Geni e varianti genetiche studiate: APOA2; FTO; PPARG; THFRM (C677T); SOD2

Questo tipo di analisi del DNA permette d’individuare la maggiore o minore sensibilità ai grassi ed agli zuccheri e quindi la predisposizione della persona allo sviluppo di sovrappeso, obesità o diabete.
Lo scopo è quello di valutare le caratteristiche personali che influenzano la risposta individuale al tipo di alimentazione, in modo da suggerire il modello alimentare più idoneo al raggiungimento degli obiettivi di una dieta ed alla salvaguardia dello stato di salute.

Test d’intolleranza genetica al lattosio.
                        Geni e varianti genetiche studiate: LTC (13910 T/C) LTC (22018 A/G)

La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona una riduzione progressiva nell’adulto dell’attività dell’enzima capace di digerire il lattosio a livello intestinale e quindi determinare intolleranza al lattosio.

Test di sensibilità alla caffeina.
                        Geni e varianti genetiche studiate: CYP1A2

La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona la riduzione dell’attività dell’enzima che nell’organismo serve a metabolizzare la caffeina. In questo modo la caffeina rimane più a lungo in circolo aumentando l’effetto eccitante sull’organismo. L’evidenza scientifica dimostra che i soggetti portatori di questa variante genetica e quindi di un metabolismo lento della caffeina hanno un aumentato rischio d’infarto direttamente correlato al quantitativo di caffeina ingerito nella giornata.

Test di predisposizione genetica allo sviluppo della celiachia.
                        Geni e varianti genetiche studiate: DQ2 (DR3/7) DQ8 (DR4)

Circa l’80% dei soggetti celiaci presenta la variante genetica DQ2 ed il 10% quella DQ8. Il test serve a valutare la maggiore o minore predisposizione a sviluppare la malattia in base alla presenza o meno di tali varianti genetiche. Il 2-3% dei soggetti con variante positiva può sviluppare la malattia, mentre in caso di negatività quest’ultima può essere esclusa.

Test di valutazione del metabolismo dell’acido folico.
                        Geni e varianti genetiche studiate: MTHFR (C677T) MTHR (A1298C)

La presenza di variante genetica sfavorevole condiziona la ridotta attività dell’enzima che regola i livelli di acido folico nel sangue. Tale vitamina è essenziale per la sintesi del DNA e per la prevenzione di alcune malformazioni neonatali a carico del sistema nervoso centrale (spina bifida). Un altro aspetto importante dell’acido folico è quello di contribuire a regolare i livelli di omocisteina, il cui incremento è facilmente associato al rischio di sviluppo delle malattie cardiovascolari e dell’Alzheimer.

Il test serve a valutare la necessità di ottimizzare l’assunzione dell’acido folico con la dieta per prevenire il rischio di spina bifida in gravidanza o le malattie cardiovascolari nell’età adulta.

Test di predisposizione genetica all’osteoporosi.
                          Geni e varianti genetiche studiate: VDR; COL1A1; CTR; ESR1                         

La presenza di varianti genetiche sfavorevoli condiziona la riduzione della densità ossea nei soggetti portatori, probabilmente legata ad una ridotta capacità di assorbimento intestinale del calcio e della vitamina D.
Il test serve a valutare la necessità di ottimizzare l’assunzione del calcio e della vitamina D, oltre a suggerire un’opportuna esposizione solare, soprattutto dopo la menopausa.

Test di predisposizione genetica alle malattie cardiovascolari.
                            Geni e varianti genetiche studiate: Fattore V Leiden 8R506Q); Fattore V (H1299R); GPIII1a; Protrombina (G20210A); MTHFR (C677T e A1298A); AGT; ACE; Fattore XIII; APOE (T112C e T158C); PAI-1; CBS, Beta Fibrinogeno; ATR-1.

La presenza di varianti genetiche sfavorevoli individuano un aumentato rischio di sviluppare alcune patologie cardiovascolari, soprattutto nel sesso maschile, maggiormente predisposto ad esse rispetto al sesso femminile.

Il test serve a valutare la necessità d’intervento sulla normalizzazione del peso, della pressione arteriosa, della glicemia e dei valori di colesterolo, attraverso l’adeguamento degli stili alimentare e di vita.

I test delle intolleranze alimentari 

Le intolleranze alimentari costituiscono delle reazioni avverse dell'organismo verso determinati cibi e devono essere nettamente distinte dalle allergie alimentari, ovvero quelle reazioni che dipendono dall'attivazione del sistema immunitario con produzione di anticorpi e che si possono manifestare con un quadro clinico più o meno severo.

Le intolleranze alimentari si manifestano in modo graduale e proporzionale alla quantità dell'alimento che viene ingerita, con sintomi ricorrenti e persistenti quali: gonfiori, capogiri, cefalea, stanchezza cronica, dermatiti, astenia, insonnia, forme lievi di depressione.

L’intolleranza può quindi rappresentare il sintomo di una reazione dell’organismo a cibi comuni, ma che costituiscono uno stimolo tossico capace di dare luogo a tali problemi.
Quando questi cibi sono assunti a lungo e in quantità elevate, finiscono per creare un accumulo di sostanze sgradite che danno luogo ai vari disturbi. L’organo coinvolto in questo processo è in primo luogo l’intestino, che recependo alcuni cibi come “tossici”, coinvolge il sistema immunitario e scatena le reazioni infiammatorie.

Tra i diversi test disponibili l’Alcat Test, è quello riconosciuto dalla Food and Drug Administration (FDA). Prevede un prelievo di sangue per procedere alla misura della variazione del volume di un particolare tipo di globuli bianchi (i granulociti neutrofili) a contatto con gli estratti degli alimenti sospetti. La lettura dei dati è strumentale.

Il Cito-test, Bryan-test ed il Nu-Tron sono simili all’Alcat Test ma prevedono la misura dei leucociti e delle eventuali variazioni al microscopio ottico: perciò i risultati potrebbero essere poco riproducibili perché “operatore – dipendenti”.

Vale la pena segnalare che il test dell’intolleranza al lattosio non rientra in questa tipologia d’indagini, in quanto il test effettuato in ambulatorio d’analisi ricerca in maniera specifica la riduzione dell’attività enzimatica dell’enzima che digerisce il lattosio a livello intestinale.

Anche l’intolleranza alimentare al grano tenero o duro non deve essere confusa con l’intolleranza al glutine ed alla celiachia la cui ricerca prevede un esame più specifico del sangue per individuare in ambulatorio d’analisi alcuni particolari anticorpi:
            IgA e IgG Anti-Gliadina per confermare la possibile sensibilità al glutine 

            IgA o IgG Anti-Transglutaminasi per escludere la possibile diagnosi di celiachia
 

Il FAT Profile® ovvero la valutazione della composizione lipidica delle membrane cellulari

“ Il benessere dell’individuo comincia dal benessere delle sue cellule “

È importante conoscere la relazione tra i grassi assunti con l’alimentazione e quelli che fanno parte dei tessuti del nostro organismo, tenendo conto che la base della vita è la membrana cellulare, senza la quale la cellula non può esistere.

Grazie alle esperienze del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, da alcuni anni è stata finalmente aperta una nuova frontiera della medicina: l’esplorazione della membrana cellulare e della sua composizione degli elementi grassi mediante il FAT Profile®, attraverso cui è possibile ottenere un quadro completo della membrana cellulare ed individuare quanto le abitudini di vita ed il metabolismo del soggetto, le condizioni di salute e gli effetti di una dieta sbilanciata possano influenzare la sofferenza delle cellule e favorire la produzione dei radicali liberi.

Il FAT Profile® consiste in un approccio completo per monitorare ed equilibrare il profilo dei lipidi che costituiscono la membrana cellulare del globulo rosso.
 

Il FAT Profile® si focalizza sulle membrane dei globuli rossi, selezionate mediante un protocollo bel definito.

Il FAT Profile® esegue un esame ragionato dei lipidi che costituiscono queste membrane e che derivano sia dalla regolazione della loro sintesi, basata su caratteristiche individuali e genetiche, sia dal regime alimentare tipico della persona.

Con il FAT Profile® si controlla lo stato di salute della membrana delle cellule dell’organismo, per evidenziare lo squilibrio degli acidi grassi e la presenza dei lipidi TRANS. Questo aspetto può essere utile a mettere in atto una strategia di integrazione personalizzata e puntare al riequilibrio attraverso un’alimentazione adeguata.

Come si esegue il FAT Profile®?

Basta eseguire un semplice prelievo di sangue (venoso o dal dito) che, inviato al Laboratorio di Lipidomica della Lipinutragen, verrà processato e analizzato, e compilare un questionario con anamnesi ed abitudini alimentari.

Quando è utile eseguire il FAT Profile®?

► in situazioni fisiologiche correlate alla qualità della vita ● DIETETICA E NUTRIZIONE ● INVECCHIAMENTO ● ATTIVITÀ SPORTIVA ● MONITORAGGIO DELLA GRAVIDANZA E DELL’ALLATTAMENTO ● OTTIMALE STATO DI FERTILITÀ MASCHILE E FEMMINILE

► in situazioni patologiche ● DERMATOLOGIA ● ALLERGIE ● MALATTIE LEGATE ALL’IMMUNITÀ ● IDENTIFICAZIONE DI FATTORI DI RISCHIO IN AMBITO CARDIOVASCOLARE ● DISLIPIDEMIE E DISORDINI METABOLICI ● OBESITÀ ● OCULISTICA ● MALATTIE NEURODEGENERATIVE ● AUTISMO ● DEPRESSIONE ● FIBROSI CISTICA

► e più in generale ● per impostare una strategia alimentare e nutraceutica assicurando il funzionale stato di equilibrio della cellula, a supporto della qualità della vita anche in numerosi stati patologici.

Il test FAT Profile® viene effettuato su concessione di Lipinutragen spin-off del CNR di Bologna.


L’ipnosi ericksoniana
L’ipnosi ericksoniana è una tecnica che permette di spostare l’attenzione verso l’interno di noi stessi. In questo modo sarà possibile far emergere delle capacità che non si credeva di possedere e dei nuovi modi di percepire la realtà quotidiana.

Imparare ad accedere a questo stato di coscienza può aiutare la persona ad utilizzare al meglio le proprie risorse fisiche, mentali ed emozionali, migliorando, nel tempo, il rapporto con se stessi e con gli altri.

Per cosa è utile l’ipnosi?
● NEL RECUPERO DELLA PROPRIA AUTOSTIMA
● NELLA GESTIONE DELLO STRESS E DELL’ANSIA
● NEL PERCORSO DIMAGRANTE PER SUPERARE LA FAME NERVOSA
● NEL PERCORSO DIMAGRANTE NEI DISTURBI ALIMENTARI
● NELLO STUDIO: MEMORIA, CONCENTRAZIONE E CREATIVITÀ
● NELLO SPORT: SICUREZZA NELLE PROPRIE CAPACITÀ E CONCENTRAZIONE
● NEL LAVORO: RECUPERO DELLE PROPRIE CAPACITÀ NELLA GESTIONE DELLO STRESS E DEL RAPPORTO CON GLI ALTRI